SEMPRE MENO PRIVACY

Aggiornamento: feb 25

Anche nel precedente articolo è stato affrontato questo argomento ma le notizie sono sempre meno rassicuranti, facciamo però un piccolo passo indietro.

Nel 2016 il Parlamento e il Consiglio europeo hanno raccolto e unificato tutte le norme e le direttive in materia di privacy in quello che è stato definito Regolamento Generale sulla protezione dei dati promulgato ed entrato in vigore in tutti i paesi UE il 25 maggio 2018. Da quel giorno i diversi siti online e tutte quelle società aventi personalità giuridica hanno dovuto conformare il loro “trattamento dei dati personali” al nuovo regolamento.

Il contenuto del testo è molto ampio ma ben delineato: vengono definiti l’ambito di applicazione, le diverse tipologie di dati, le figure competenti a cui è consentito il trattamento, gli obblighi e le responsabilità.

Con particolare attenzione alle figure illustrate, riveste un ruolo di notevole importanza il D.P.O (Data Protection Officer). In italiano, il Responsabile della Protezione dei Dati, ricopre una posizione di intermediario tra il titolare dell’azienda o ente e il Garante per la Protezione dei dati personali. Viene definito come consulente tecnico-legale e controllore con lo scopo di verificare che la società di cui è responsabile conservi e gestisca i dati rispettando le disposizioni indicate nel nuovo Regolamento 2016/679.

Nel mondo senza confini di internet la tutela dei dati personali, seppur complicata, c’è ed è una realtà possibile. Tuttavia, soprattutto i social network, sono inottemperanti alle norme del regolamento.

L’ultima notizia riguarda il colosso Facebook che, per l’ennesima volta, continua a essere scorretto riguardo l’utilizzo dei dati dei suoi utenti. In particolare, la piattaforma già nel 2018 aveva ricevuto una sanzione di cinque milioni di euro in quanto, secondo l’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato),

Facebook induceva ingannevolmente gli utenti a registrarsi sulla sua piattaforma non informandoli subito e in modo adeguato - durante l’attivazione dell’account - dell’attività di raccolta, con intento commerciale, dei dati da loro forniti e, più in generale, delle finalità remunerative sottese al servizio, enfatizzandone viceversa la gratuità.”

A quanto sembra, però, non vi è attuazione di quanto disposto nei confronti del social network che

“ancora non fornisce un’immediata e chiara informazione sulla raccolta e sull’utilizzo a fini commerciali dei dati degli utenti”

È del 17 febbraio scorso il nuovo provvedimento dell’Autorità che multa per sette milioni di euro le pratiche commerciali scorrette messe in atto da Facebook, non informando in maniera adeguata i suoi utenti riguardo le finalità di natura economica implicate nella richiesta e raccolta dei loro dati.

Non solo, la piattaforma si definisce “gratuita” ma è facilmente intuibile come invece ci sia una vera e propria speculazione e traffico sui dati personali dei consumatori e fruitori del servizio offerto senza che ci sia un loro esplicito e definito consenso in quanto ignari dell’elaborazione di ciò che li riguarda perché non manifesto.


Invitiamo pertanto gli utenti a prestare attenzione a tutte le condizioni d’uso e privacy policy dei diversi siti internet da loro frequentati e suggeriamo alle imprese di rivolgersi a un esperto legale che rivesta per loro il ruolo di DPO al fine di non incorrere a simili sanzioni.

Per ulteriori informazioni in merito visitate il nostro sito web nella sezione Attività - Privacy per scoprire tutti i nostri servizi per aziende e liberi professionisti.


DualSolution s.r.l.

Dott.ssa Roberta Girardi


Vittorio Veneto, 22 febbraio 2021