TIKTOK E PRIVACY DEI MINORI: LA COMMISSIONE UE CONTESTA LE IMPOSTAZIONI DEGLI ACCOUNT DEI RAGAZZI
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La tutela dei minori sulle piattaforme digitali torna al centro dell’attenzione europea. Secondo il documento allegato, il 24 luglio 2026 la Commissione europea ha inviato a TikTok le proprie conclusioni preliminari, formalizzando un’ipotesi di violazione delle disposizioni del Digital Services Act (DSA) con particolare riferimento alla protezione dei minori e alla configurazione degli account. Le contestazioni indicate nel documento riguardano soprattutto gli utenti tra 16 e 17 anni, i cui account, quando impostati come pubblici, possono rendere i contenuti accessibili anche a persone non registrate e facilitare il reperimento dei profili attraverso le liste di follower. Una configurazione che, secondo quanto riportato nell’allegato, può aumentare l’esposizione dei ragazzi a rischi di predazione online e profilazione non trasparente. La vicenda evidenzia un tema sempre più importante nella regolazione europea delle piattaforme: quando il servizio è utilizzato da minori, la sicurezza non può dipendere esclusivamente dalle scelte individuali dell’utente, ma deve essere considerata già nella progettazione delle impostazioni del servizio.
DIGITAL SERVICES ACT E PROTEZIONE DEI MINORI
Il Digital Services Act ha rafforzato il quadro europeo di responsabilità dei servizi digitali, attribuendo particolare rilevanza alla gestione dei rischi derivanti dall’utilizzo delle piattaforme online.
Nel caso richiamato dall’articolo allegato, l’attenzione della Commissione si concentra sulla tutela degli utenti minorenni e sul modo in cui le impostazioni degli account incidono concretamente sulla loro esposizione online.
Il punto è particolarmente significativo: la protezione di un minore non riguarda soltanto quali dati vengono raccolti, ma anche chi può vedere ciò che pubblica e quanto facilmente il suo profilo può essere individuato da altri utenti.
ACCOUNT PUBBLICI: QUAL È IL RISCHIO?
Secondo il documento, le contestazioni riguardano le impostazioni predefinite degli account degli utenti tra 16 e 17 anni, indicate come spesso configurate su “pubblico”.
Questa impostazione può rendere i contenuti dei ragazzi accessibili a chiunque, compresi utenti non registrati alla piattaforma.
L’allegato evidenzia inoltre la possibilità di reperire gli account attraverso le liste dei follower, aumentando così la visibilità del profilo e la possibilità che soggetti estranei entrino in contatto con il minore.
IL RISCHIO DI PREDAZIONE ONLINE
Una maggiore esposizione del profilo può assumere particolare rilevanza quando coinvolge persone minorenni.
Secondo il documento allegato, la configurazione contestata può facilitare situazioni di predazione online, proprio perché amplia la platea potenzialmente in grado di visualizzare contenuti e individuare gli account dei ragazzi.
La vicenda mostra quindi come una scelta apparentemente tecnica, quale l’impostazione iniziale della visibilità di un account, possa avere conseguenze concrete sulla sicurezza dell’utente.
PRIVACY “BY DEFAULT”: PERCHÉ LE IMPOSTAZIONI INIZIALI CONTANO
Il documento richiama espressamente il tema della privacy di default.
Le impostazioni predefinite sono particolarmente importanti perché rappresentano la configurazione con cui l’utente inizia a utilizzare il servizio e che potrebbe mantenere senza modificarla.
Quando il servizio coinvolge minori, la scelta tra un profilo pubblico e uno maggiormente protetto non è quindi un dettaglio secondario: può determinare il livello di esposizione del ragazzo fin dal momento in cui utilizza la piattaforma.
PROFILAZIONE E TRASPARENZA
L’altra criticità indicata nell’allegato riguarda il rischio di una profilazione non trasparente dei minori.
L’utilizzo delle piattaforme social genera infatti una quantità significativa di informazioni sulle attività degli utenti. Quando sono coinvolti ragazzi, la necessità di garantire una protezione effettiva assume una rilevanza ancora maggiore.
Il caso evidenzia quindi la stretta connessione tra DSA, protezione dei minori e privacy, soprattutto quando le caratteristiche del servizio possono amplificare l’esposizione dell’utente.
CONCLUSIONI PRELIMINARI: COSA SIGNIFICA
È importante precisare che, secondo il documento allegato, si tratta di conclusioni preliminari della Commissione europea e di un’ipotesi di violazione.
Non siamo quindi, sulla base delle informazioni contenute nell’allegato, davanti a una decisione definitiva che accerti la responsabilità della piattaforma.
Questa distinzione è essenziale anche nella comunicazione della notizia: la contestazione apre una fase del procedimento, ma non equivale ancora a una conclusione definitiva sulla violazione.
UNA LEZIONE PER TUTTE LE PIATTAFORME DIGITALI
Il caso descritto nel documento non riguarda soltanto il rapporto tra autorità europee e una singola piattaforma.
La questione pone un tema più generale per tutti i servizi digitali rivolti anche a utenti minorenni: la tutela deve essere incorporata nelle caratteristiche del servizio e nelle sue impostazioni, tenendo conto dei rischi che possono derivare dalla visibilità dei profili e dalla circolazione delle informazioni.
Per le organizzazioni che progettano servizi digitali, la protezione dei minori diventa quindi un elemento centrale della compliance e della gestione del rischio.





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